Con questo post desidero anzitutto ringraziare Dario Di Vico del Corriere della Sera, per l’invito alla presentazione milanese del 44esimo Rapporto Censis.
L’evento è stato caratterizzato da una serie di interventi coraggiosi, utili per numerosi spunti di riflessione che val la pena condividere con tutti i nostri soci in quanto ben si ricollegano alla lettera aperta inviata da Pier Carlo Pozzati, presidente della Federazione ClubIN, all’indomani dell’articolo del 9 novembre.
Nel suo intervento, Giuseppe Roma, direttore generale della Fondazione Censis, ha evidenziato come dal rapporto emerga un forte disinvestimento del valore del lavoro da parte delle persone, segnalando come occorra provocare una voglia di reagire, sostituendo le passioni alle illusioni (concetto peraltro ripreso da Di Vico nella sua riflessione sul Corriere il giorno successivo all’evento: non si può sperare di risollevare 60 milioni di persone vendendo solo beni di lusso …).
Roberto Colaninno, presidente del Gruppo Piaggio, ha rincarato la dose, dicendo che in questo Paese occorre lavorare di più, aver più voglia di lavorare, facendo direttamente riferimento agli oltre due milioni di persone che scelgono la disoccupazione in quanto l’offerta non li soddisfa.
Anche Giuseppe Mussari, presidente ABI, ha posto l’accento sul fatto che occorra rendere tutto più dinamico e competitivo.
Non è infine un caso che le cooperative, rappresentate dal presidente di Confcooperative Luigi Marino, siano i soggetti che in questo periodo sono meglio riusciti ad assorbire gli effetti della crisi.
Giuseppe De Rita ha concluso facendo notare che da questa situazione di impasse non si può uscire facendo riferimento alle teorie dei cicli, di stampo tipicamente occidentale, in un mondo che però ha allargato i suoi confini.
Per reagire De Rita ritiene che occorre affidarsi ai singoli ed alla loro vitalità. L’azienda capitalistica è legata al ciclo, i soggetti collettivi possono invece andare oltre a questa logica. Non hanno dimensione ciclica. Sono le persone che determinano i cicli.
Come Coordinatore Federale posso dire che ClubIN non si riconosce in questa fotografia complessiva dell’Italia.
ClubIN è una rete di persone che hanno “voglia di lavorare”, che non vivono di illusioni ma hanno il lavoro come passione e come valore, che rinunciano,spesso, allo svago fine a se stesso per passare una serata alla ricerca di opportunità.
Se un individuo resta isolato, pensa meno ed è sicuramente meno creativo. Questo non accade nei gruppi, dove l’individualità può trovare il suo pieno valore nell’essere in relazione, esaltandosi.
ClubIN, che, lo ripeto, non si riconosce nella fotografia tracciata dal Rapporto Censis, è la possibilità per gli individui di uscire dall’isolamento per reagire: LA risposta alla sonnolenza del Paese!
Stefano Tazzi – Coordinatore Federale ClubIN

4 Comments until now
Ciao Stefano,
mi associo anche io nel dire che la fotografia emersa nell’incontro non rappresenta le tante persone che ho avuto modo di conoscere nell’ambito dei ClubIN. Certo non si può dire che questo valga complessivamente per tutta l’italia purtroppo. Quello che personalmente mi sento di sottoscrivere pienamente, e che è anche stato il tema di un nostro evento, è proprio la natura aciclica di questa crisi che non poggia le sue basi sul naturale e fisiologico rallentamento di un mercato saturo ma su uno strutturale e permanente cambiamento dei rapporti di forza tra stati e mercati. Lo abbiamo definito in quella occasione “perturbazione permanente”. Sarà l’attenzione e la professionalità dei singoli a capire quali sono i settori in crescita e come indirizzare la propria attività. Penso che l’attività dei ClubIN debba svolgere il suo ruolo “sociale”, se mi passate il termine, proprio per aggregare le persone che danno valore al proprio ruolo professionale anche come crescita collettiva di un territorio, per stimolare un uso avanzato delle tecnologie e promuovere uno sviluppo delle competenze e della conoscenza.
Grazie per l’attenzione!
Buone Feste da parte di ParmaIN.
Ciao,
M.
Bravo Stefano!
W ClubIN!
P.S. rubo la parola a Luca Zambrelli: ALLA GRANDE!
Vorrei fare mille commenti, ma forse, una frase che mi è stata detta stamattina da una grande Networker, rende, più di ogni commento, l’idea di ciò che siamo:
“CI SONO UN MILIONE DI MODI PER FAR SOLDI, SENZA FREGARE IL PROSSIMO”.
Credo che questa frase riassuma tutto: l’ambizione, la voglia di crescere economicamente (far soldi), l’opportunità (un milione) ma anche e soprattutto la genuinità (senza fregare).
Questo è lo spirto di Club IN.
Ad Maiora, Alla Grande, Andiamo Avanti!
Pier
Come sempre, credo che la soluzione sia nel mezzo.
Se da un lato c’è l’esigenza di maggiore competitività (sono un po’ stanco dello stupro fatto a questo termine) e di rilanciare l’economia Reale, dall’altro è anche vero che il sistema economico sta prendendo un distacco completo dal mondo reale -così come osserviamo in politica.
Insomma, basare il principio di competitività sul fattore costo/produzione così come si ostinano a fare, è una battaglia persa in partenza. Se pensiamo di produrre a prezzi minori rispetto a Cina, India (Filippine e Taiwan i prossimi) ed Est Europa è come voler correre la F1 con una 500.
Viceversa non è pensabile voler costruire un sistema economico “parallelo” con modelli che NON vogliono integrarsi con quello attuale: è una questione di domanda e di offerta. La mia piccola esperienza – sicuramente non esaustiva -mi ha fatto conoscere persone entusiaste, propositive, competenti e con voglia di fare. Ma tutti singoli alla ricerca di opportunità per sè stessi, poco disposti a condividere. O meglio la condivisione va bene se possono arraffare tutto alla fine. Ho visto pochissimi progetti imprenditoriali o semplicemente “Collective” (per utilizzare un modello anglo-sassone non presente nell’italica cultura), dove competenze diverse si aggregano per creare qualcosa che prima non c’era.
Manco dalla scena da un po’ di tempo, quindi le cose saranno sicuramente cambiate. Non vedo ancora, tuttavia, tutta questa genuinità. Alla fine, più o meno mascherato, il modello di Hobbs è più attuale che mai. E non mi si venga a dire che questa si chiama competizione, è la più grande bufala del secolo per far scannare tra di loro i piccoli.
Sono tuttavia ottimista, perché di contro inizio a vedere piccoli progetti in grado di aggregare persone al di là di etichette e slogan. Progetti che non hanno solo la componente economica, ma anche quella sociale, dove la responsabilità non è l’ennesimo termine stuprato dal singolo o dal pseudo-manager appena uscito da un corso di Pubblitalia80, ma una coscienza del gruppo.
In un contesto così mutevole, quindi, chiudersi in etichette è come voler cercare di fotografare un fotone. Se riesci a prenderlo sei fortunato, ma l’immagine ti mostrerà qualcosa di già vecchio, come la supernova che vediamo dalla Terra ma che è esplosa qualche migliaia di anni prima.
Intanto auguri a tutti di Buone Feste a tutti!
Simone Favaro
Add your Comment!